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lunedì 24 agosto 2009

Ancora Stellune, Lagorai

Altro breve giro di due giorni nel Lagorai, ancora nella stessa zona descritta nell'itinerario già fatto tempo fa, a cui rimando chi volesse leggere i dettagli.

Stavolta la partenza a causa del parcheggio introvabile dovuto alle moto e alle auto che invadevano il passo, è avvenuta da Malga Cadinello Alta (1824m), poco sotto il Passo del Manghen, nel versante della Val di Fiemme. Ho raggiunto in un 40' circa il Lago delle Buse (2060m) mediante il sentiero 361, che sale dolcemente sul versante sud della Costa Onicheli .

Rispetto al 322A che parte dal Passo del Manghen a quota 2020m il dislivello è maggiore, ma il tracciato (che è una mulattiera di origine militare) molto più agevole, privo di sassaie e di faticosi (al ritorno!) sali-scendi .. E poi è abbellito da tanti larici e abeti e da una fonte di acqua fresca.

Al Lago delle Buse, solite marmotte e quella che mi è sembrata essere una donnola che si aggirava tra i sassi (non sapevo vivessero anche a 2000m!) :


Intorno al lago delle Stellune pascolavano tantissime vacche un agitate (probabilmente per la giovane età) e con una curiosità incontenibile verso la tenda e la mia presenza : una vedendomi uscire dalla tenda si è spaventata da sola e scappando ha strappato un tirante :(

Certo che trovo abbastanza curioso che si consenta di lasciare un mandria abbandonata a se stessa per 2 giorni e per 2 notti intere (almeno..) anche sotto i temporali (ne son venuti due questi giorni) .. e senza l'ombra di un pastore che di notte le riporti in una delle tante malghe presenti in zona (Malga Stellune, Malga Cazzorga...).


La seconda sera ho visto scatenarsi in lontananza un temporale con tuoni e fulmini che si avvicinavano paurosamente. Nonostante avessi la tenda, la vista dei fulmini (di cui ho abbastanza paura) mi ha fatto pensare che era meglio scendere un a valle per passare la notte al chiuso. Ho rifatto lo zaino, lasciato la tenda montata con l'idea di smontarla con calma il mattino seguente, e con la torcia alla mano, mi sono diretto sul sentiero 318 in direzione Malga Cazzorga.

Era buio pesto e la torcia troppo piccola per illuminare bene il sentiero, e appena giunto dopo circa 20 minuti in vista della Malga Stellune, che sapevo essere abbandonata, ho deciso di cercare riparo lì anziché proseguire.
La Malga vera è propria è chiusa e non è altro che un enorme stallone ormai vuoto e puzzolente, col pavimento di terra e fango, ma la copertura e le pareti ancora in ottimo stato. Il Baito vicino alla Malga era invece aperto, e anche se molto spartano, mi è sembrato che i pietroni della struttura ed il solido legno del tetto , nonostante i numerosi spifferi dovuti agli infissi ormai sfasciati, fossero sicuramente più sicuri della mia piccola tenda in balia della tempesta.

All'interno su una trave c'era una targa datata 1973, che spiega come quel luogo fosse destinato al ricovero in quota dei pastori: all'interno, coperti di polvere, una vecchia e sporca stufa, un focolare, tavole di legno per terra , una mensola con del riso in busta scaduto da anni, due ceppi per sedersi...chissà da quanto tempo nessuno mette piede qui dentro..


L'ora tarda, il buio, e la tempesta che sta iniziando mi impediscono di sistemarmi meglio per la notte: ho sete ma preferisco non uscire, accendo una candela, stendo la mantella di nylon sugli assi per isolarmi un pò dall'umido (ho dimenticato il materassino nella tenda!) ci metto sopra il sacco a pelo e provo a rilassarmi un prima di dormire.




Al mattino seguente, incontro una guardia forestale che scende giù dal Cimon di Busa Grana : è un bell'uomo di mezza età, col volto reso ruvido dal sole e dal freddo patiti in chissà quante uscite, e sembra incuriosito quando si accorge che lo saluto dal Baito sottostante al sentiero.
Gli racconto e mi fa notare come il riparo che avevo scelto era secondo lui ben più pericoloso della mia tenda: due grossi abeti subito accanto alla porta (che non avevo notato la notte precedente...) avrebbero potuto attirare i fulmini, e anche il tetto non era poi così solido, senza contare le numerose aperture dalle quale sarebbe potuto entrare un fulmine, attirato dalle correnti d'aria .. insomma, secondo lui avevo fatto male a lasciare la tenda... chissà.. :?:

mercoledì 22 luglio 2009

Due notti sul Lagorai: Lago delle Stellune e Lago delle Buse


Ecco qui il resoconto del mio ultimo trekking , due notti in tenda sulla catena del Lagorai, uno degli angoli più selvaggi del Trentino

Pomeriggio 15/7 /2009
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Partenza dal P.so Manghen (2047m) il cui versante settentrionale è raggiungibile dalla Val di Fiemme (Molina di Fiemme e Val Cadino) e quello meridionale dalla Valsugana (Borgo Valsugana e Val Calamento), tramite la SP31 del Manghen.

Zaino carico con circa 15Kg di roba, compreso tenda, fornellino a gas, vettovaglie varie, che mette subito a dura prova le mie spalle.

Si imbocca il sentiero 322 che dopo aver costeggiato il lato nord del Monte Manghen, in circa 30-40 min di saliscendi porta alla conca del Lago delle Buse (2060 m) dominata dalla Forcella Ziolera. In zona sono presenti diverse colonie di marmotte che però non si fanno fotografare facilmente.

Si continua sul 322 in direzione est., verso Forcella Montalòn, procedendo sulle pendici di Cima Todesca e della Pala del Becco, attraverso diversi saliscendi che in alcuni punti, con lo zaino carico sulle spalle, risultano abbastanza faticosi. Sullo sfondo la magnifica vista della Cima delle Stellune, sotto al quale giace l'omonimo lago, la nostra meta.

Dalla Forcella Montalon (2133 m) si prosegue sul 322 in direzione Forcella di Val Sorda (2256 m) . Alla nostra destra la Cima delle Buse e il Monte Montalon .

Quando sono ormai in vista del Lago delle Stellune, decido di lasciare il 322 e tagliare evitando la conca nevosa che ancora permane a nord del Montalon e la Forcella di Val Sorda e nello stesso tempo accorciando il percorso verso il lago.

Trovo una traccia non segnata sulla cartina ma comunque ben visibile, che da quota 2227 prima attraverso massi e poi rododendri mi porta rapidamente a scendere nel boschetto sulla rocciosa sponda ovest del lago, a quota 2098, in prossimità dell'emissario che dal Lago delle Stellune scende a valle con il nome di Rivo delle Stue.


Da qui, agevolmente mi sposto sulla sponda nord del lago, più verde e soleggiata, e munita di acqua corrente proveniente dalla soprastante Cima delle Stellune (2605m) .

Pianto la tenda dopo circa 4h30 dalla partenza. Il lago è stupendo e il fatto che non sia facilmente raggiungibile dal sentiero vero e proprio a causa dei canaloni innevati, fa si che sia completamente deserto: sono solo io, immagino, nel raggio di qualche Km .

Cena a base di risotto ai funghi porcini , qualche foto, un pò di pensieri e poi nanna
Mi sveglio alle 2,30 circa abbagliato dal chiarore lunare che penetra nella tenda, esco e per qualche minuto mi godo lo spettacolo :O

Mattino 16/7/2009
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Sveglia ore 9, c'è un bel sole e decido di prendermela comoda.

Poi improvvisamente il tempo cambia proprio mentre sto riponendo la tenda.
Affretto i preparativi , faccio rifornimento d'acqua e prevedendo temporale, anzichè tornare in quota, decido di scendere ad ovest, verso Malga delle Stellune e Malga Cazzorga, per trovare eventualmente riparo.

Non riesco immediatamente a trovare il 318 che proveniendo da Forcella di Val Sorda dovrebbe condurmi a Malga Cazzorga. In realtà il sentiero passa abbastanza a nord del Lago delle Stellune, in ogni caso con un pò di orientamento, e senza abbassarmi troppo di quota, ritrovo la traccia quando sono ormai in vista di Malga (o Baito) delle Stellune (1976 m).
La Malga pur essendo in buono stato sembra abbandonata, il tempo regge e decido di proseguire senza fermarmi.

Lo scampanare delle mucche mi avverte dell'arrivo a Malga Cazzorga (1845m).
Da qui, con un pò di difficoltà perchè il sentiero, in salita alla sinistra della malga è privo di segnaletica e quindi non è immediatamente visibile, imbocco il 362 verso Forcella Montalòn (1h15' circa).

Il sentiero diventa in breve una stradina pietrata ad evidente uso militare, e attraverso il bellissimo Pian della Maddalena, con praterie ricche di fiori di ogni tipo e racchiuso tra le due montagnole del Mugon e del Monte Tuschere , mi riporta a Forcella Montalòn (2133 m) senza troppa fatica. La zona è ricca di ruscelli e ne approfitto per rifornirmi d'acqua.


Pomeriggio 16/7 /2009
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Riprendo quindi il 322 in direzione Lago delle Buse che raggiungo con un pò di stanchezza per via del carico dopo circa 4h30 dalla partenza dal Lago delle Stellune. In teoria potrei tornare facilmente la P.so del Manghen con altri 30-40 minuti di cammino, ma decido di riposarmi e godermi un'altra serata di natura.

Anche se in ombra, mi posiziono sulla sponda nord dal momento che quella sud oltre che rocciosa è proprio sotto i canaloni del Monte Ziolera e preferisco evitare rischi.

Tira un vento tremendo che mi costringe ad utilizzare tutti i tiranti disponibili per la tenda. Il lago è di tipo stagnoso e non c'è acqua corrente negli immediati paraggi, ragion per cui sono costretto a razionare l'acqua.

A cena do fondo alle riserve di cibo che mi ero portato. Accendo il fuoco, scoprendo che i rami secchi dei rododendri prendono benissimo!

Il lago è popolato da cavalli , probabilmente appartenenti alla vicina Malga Buse, ma lasciati completamente allo stato brado.

Durante la notte, esco dalla tenda per una sigaretta, e su una collinetta poco lontano, al chiarore della luna, vedo la sagoma di un cavallo nero e sento l'eco del suo nitrito per tutta la conca. Dopo poco, dietro di essa, la seconda sagoma di un puledrino. Entrambi rimangono immobilial chiarore lunare per diversi minuti, tutto intorno il silenzio ed una sensazione di pace che non dimenticherò facilmente.

Mattino 17/7 /2009
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Il mattino seguente, per farmi il caffè :) decido di trovare un pò d'acqua, ma non trovo nessun ruscello o comunque acqua corrente che mi consenta di bere con relativa sicurezza: solo pozze stagnanti.
Allora, senza smontare il campo, risalgo il 322 verso il P.so Manghen fino a quando trovo un 'pisciolino' d'acqua che scenda da un costone roccioso e che in circa 30 minuti mi consente di riempire la camelbag e tornare al campo base.

Colazione, rimonto la tenda, e per le 12 sono al P.so del Manghen da cui faccio ritorno a casa.




Attrezzatura varia:

- Zaino Ferrino Transalp 75l
- Tenda 2p Bertoni XTreme, non leggerissima (3Kg) ma resiste bene alle raffiche di vento
- Fornellino a gas Campingaz Bleuet 270 Micro + bombola CV470plus
- Nastro adesivo Saratoga "American Tape" , utile per riparare i bastoncini o eventuali strappi alla tenda


martedì 30 giugno 2009

Translagorai 2008 : resoconto di una avventura in Trentino



"La Translagorai è un trekking di piu giorni che attraversa tutta la catena del Lagorai da sud -ovest a sud-est. Sono luoghi molto poco frequentati a causa della sua relativa inaccessibilità nei tratti in quota e in più i rifugi sono pochissimi.

L'attraversata si poggia quindi su alcuni bivacchi o malghe distribuiti però spesso in modo poco compatibile con l'attraversata in quota (soluzione piu pratica rimane la tenda).

Ne consegue che si presenta come un' avventura affascinante nella solitudine di queste stupende montagne ancora non antropomorfizzate, ma che necessita di una buona preparazione di base e di uno spiccato spirito di adattamento affinchè questi 5-6 giornipossano rimanere indelebili nei vostri piu bei ricordi."
(da http://www.enrosadira.it/lagorai/translagc.htm)

... E' quasi passato un anno dall'esperienza che mi ha avvicinato all'alta montagna. Di seguito riporterò il resoconto di quell'avventura, fatto da me e da altri che vi parteciparono , in modo che queste descrizioni non vadano perse negli aggiornamenti dei vari forum in cui furono originariamente scritte ma rimangano in rete , a vantaggio di coloro che in futuro cercheranno documentazione su questo percorso;

La 'nostra' Translagorai del 2008, per ragioni di tempo, fu in realtà accorciata ad una parte di quella completa (dal Passo Rolle al Passo del Manghen, anzichè fino a Vetriolo Terme)

Translagorai dei “Girovagandi” (scritto da Nantes, originariamente pubblicato su www.girovagandoinmontagna.it)

"La mia vuole essere una relazione tecnico-descrittiva dei quattro giorni passati (se è un po lunga scusate ma voglio essere preciso)
Ringrazio la compagnia e precisamente: Sghiri, Fuaz, Ale, Papalla, Emiliano, Lorena, Elisabetta

Prologo …. Malga Rolle

Partenza da malga Rolle a quota 1910 prima del passo alle ore 17.30;


seguendo il segnavia 348 si scende subito nella valletta e, attraversato un torrente ci si inoltra nel bosco su comodo sentiero ormai levigato dalle migliaia di passi dei visitatori dei 2 laghetti Colbricon;

dopo numerosi saliscendi e circa mezz’ora si giunge in vista del rifugio posto sulla sponda orientale dei lago superiore.

Qui ci fermiamo e, appena iniziamo ad esplorare il territorio per trovare un posto per l’accampamento, il gestore ci avverte che, essendo riserva integrale il posto è costantemente sorvegliato dalle guardie forestali e un bivacco ci costerebbe più di una stanza 5 stelle a S.Martino di Castrozza.


Con in mente il rimpianto per i “Canederli” del rifugio decidiamo quindi di proseguire .
Preso il segnavia
349, che ci accompagnerà fino al Cauriol, iniziamo subito a salire una rampa mostruosa che, visti i carichi, mette alla prova gambe e fiato .


Sotto lo sguardo curioso dei camosci ci inerpichiamo per pietrame tra varie tracce di sentiero e resti di baraccamenti, il cielo è stracarico di nuvole basse bianchissime e con nostra gioia inizia anche a piovere gocce che sembrano gavettoni;
per fortuna è solo un avvertimento e verso le 8 di sera arriviamo alla forcella a quota 2420 tra il Colbricon piccolo e il Colbricon.

Dato il posto pietroso ci abbassiamo un po’ sull’altro versante e per fortuna troviamo quasi subito uno spiazzo riparato dal vento per le tre tende nei pressi di un ruscello. Montato il campo 1 e dopo una cena veloce è già notte.


1. giorno …. Colbricon

Il mattino dopo un cielo sereno appena velato ci risveglia; colazione, toelette varie, confezionamento zaini e si parte, questa volta con in testa almeno otto ore di marcia! ;

Il sentiero, se si può chiamare così, è un susseguirsi di pietrame disomogeneo che obbliga a compiere numerosi saliscendi, passi sempre disuguali; il paesaggio non permette di valutare l’effettiva distanza tra una forcella e l’altra;
dapprima si prosegue seguendo la costa sotto le cime di Ceremana fino all’omonima forcella; ad un certo punto, dove ricordavo era una lingua di neve ora troviamo un profondo canale attrezzato con una ripida scaletta di circa 6 metri da passare con molta attenzione data l’assenza di protezioni individuali (non avevamo previsto di portarci anche le imbracature).


Seguendo ora le cime di Bragarolo, dopo un paio di forcelle e sellette che ogni volta ci riproponevano lo stesso paesaggio e sempre gli stessi pietrami arriviamo al bivacco Aldo Moro (2565m); sono circa le 12.00.


Aggiriamo il Coston dei Slavaci e giungiamo nell’anfiteatro glaciale del Valon dove troviamo 150 metri più in basso un laghetto ghiacciato; data la totale assenza di sorgenti facciamo una sosta e scendiamo per un rifornimento acqua .

Proseguiamo poi, sempre su pietrame per altre due ore salendo alla sella del Valon (2480m) scendendo alla forcella di Cece (2390m) risalendo poi su una quasi inesistente traccia fino alla sella della cresta di Cece (2660m) ;

dopo un altro tratto di saliscendi facendosi strada tra massi enormi, passando sotto l’impressionante guglia del Campanile di Cece, il sentiero picchia verso la forcella Valmaggiore e il bivacco “Paolo e Nicola” dove finalmente troviamo terreno erboso.

Al bivacco troviamo solo due persone (un ragazzino con uno pseudo zio); A 5 minuti dal bivacco c’è una sorgente e quindi decidiamo di lasciare le tende imballate e di pernottare. Nel bivacco accendiamo la stufa e facciamo cena risparmiando gas; la sera c’erano circa 30 gradi all’interno e 10 all’esterno .
Nessuno riesce a dormire perché il bivacco è piuttosto piccolo per 10 persone e il ragazzino continua ad alzarsi, guardare fuori, entrare, uscire, chiamare lo pseudo zio ecc…

2. giorno …. Forcella Valmaggiore

Cielo leggermente nuvoloso ma che fa ben sperare; solita toeletta alla fonte; solito confezionamento zaini (ma la “roba” aumenta di peso e volume con l’umidità in montagna?)
Si parte su sentiero comodo che, oltrepassato la sella del Doss Caligher (2250m) diventa strada militare lastricata; Sotto cima Valbona il sentiero si divide e anche noi facciamo due gruppi, il primo aggira a nord cima Moregna e passa sopra l’omonimo lago per giungere al lago della trote, il secondo sale fino alla forcella Moregna (2397m) e scende al lago delle trote passando per il lago Brutto incastonato in una stretta valle.

Al lago delle Trote (2100m) ci ricompattiamo e comincia la salita verso forcella di Coldosè, forcella di Cadinon, e forcella di Canzenagol (2310m), sempre con una piccola discesa tra una forcella e l’altra.

Dalla forcella Canzenagol discesa terrribbbile, dapprima su piatte inclinate e zolle erbose, poi nel bosco con il sentiero che invece di scendere progressivamente ogni tanto traversa qua e la in mezzo all’erba alta e poi piomba quasi verticale .
Arriviamo infine alla malga Sadole dove, nonostante l’ora (14.30) ordiniamo il piatto del giorno (polenta, braciole, puntine, pasta di lucanica, funghi e chi più ne ha più ne metta), non ci facciamo sfuggire il dessert (io e Ale e anche mezzo litrozzo di vino)
. Qui, purtroppo ma saggiamente, Papalla decide di fermarsi; il ginocchio peggiora sempre più ed è inutile proseguire su un sentiero che, sappiamo, sarà durissimo sui pieroni domani. Per fortuna trova un passaggio fino a Ziano e da lì i servizi pubblici sono comodi.

Noi, rimasti in sette e saziati iniziamo la salita verso passo Sadole, dietro di noi la valle di Fiemme è nera e gonfia di temporale mentre davanti il cielo è ancora azzurro;

Al passo si continua a salire fino a valicare una stretta e ripida forcella, poi un'altra ed infine arriviamo nell’enorme catino pietroso della Busa della Aie.
Un po’ provati dalla faticosa salita, dalle condizioni meteorologiche che peggioravano a vista d’occhio e anche dall’ora tarda (erano quasi le 19.00) finalmente arriviamo al bivio verso forcella delle Aie; un ultimo sforzo fino alla forcella (2262m) e giungiamo in vista dei bellissimi laghetti;

Scendiamo vicino alla riva dove troviamo un posto asciutto per le tende, facciamo appena in tempo a montare il campo 3 che subito scende una nebbia fitta che sembra acqua in sospensione poi inizia a piovere con gocce miste a grandine.
La cena ce la prepariamo alla bene e meglio in tenda ed inizia una notte di tuoni, lampi, temporale, vento che sembra voglia strappare la tenda dal terreno, poi il freddo, freddo fino al mattino nonostante i sacchi a pelo garantiti a 2 gradi sopra lo zero.

3. giorno …. Laghetti delle Aie

Finalmente l’alba, un alba più fredda con il cielo che ora è sgombro dalle nuvole; aspettiamo il sole che asciughi un po’ le nostre cose, approfittiamo del lago per la toeletta; e per fortuna, grazie al potabilizzatore lasciatoci da Papalla ci riforniamo di acqua. I laghi infatti sono torbidi per la burrasca passata e l’unico torrente affluente è occupato da un gruppo di cavalli al pascolo (con conseguenze facilmente immaginabili) .

Ripartiamo e subito dopo aver ripreso il sentiero
321 saliamo alla forcella Litegosa (2277m) aggirando il monte Formentone seguendo una cengia esposta protetta da cordino.
Alla forcella diamo un occhiata al ricovero di fortuna ricavato da una grotta (bivacco Teatin) e risaliamo le rovine di quella che era un enorme cittadella militare posta di fronte al monte Cauriol, famoso per le innumerevoli assurde battaglie.
Una giornata non basterebbe per esplorare tutta la zona, carica di ricordi e resti di oggetti, travi, gradini di pietra, ricoveri; il sentiero si disperde in mezzo alle numerose cenge e passaggi tra un livello e l’altro e a fatica si riesce a seguire un percorso logico.

La salita prosegue ripida fino ad una selletta nei pressi di cima Litegosa (a circa 2520m) e ci si presenta davanti un impressionante distesa di pietre, laste, forcelle;

Da qui fino alla forcella Lagorai il percorso si svolge su tracciati militari della prima Grande Guerra, segnati pochissimo, che in caso di nebbia renderebbe molto difficile l’orientamento;

Il percorso si svolge in parte in cresta e sfiora le cime Coppolà, Cimon di Lasteolo, Lastè delle Sute con le relative forcelle e, giunto ad uno stretto intaglio scende a forcella Lagorai (il passaggio è piuttosto delicato e in caso di bagnato abbastanza critico).


Dalla forcella Lagorai (2372m) si risale alla forcella Buse dell’Oro con bella veduta sui laghetti superiori e si prosegue con altri scendi-sali verso forcella Buse della Neve e forcella Val Moena aggirando cima delle Stellune.

Finalmente dalla forcella Val Moena (2294m) scendiamo direttamente al lago delle Stellune (2091m) dove giungiamo verso le 18.30.


Sistemato il campo 4 vicino ad una cascatina (dove Ale ha il coraggio di lavarsi anche i capelli) diamo fondo alle provviste con una mega risottata, zuppa di verdure, affettati vari, caffè e ... camomilla, poi, aspettando le stelle cadenti è finita la giornata.



4. giorno …. Lago delle Stellune

Anche questa notte freschino, oggi ce la prendiamo comoda, in 4 ore volendo si arriva al Manghen;
preparazione mattutina con colazione, lavaggio, zaini, acqua ecc…

Partiamo verso la sella del Mugon dove troviamo Strach63 che ha pensato bene di venirci incontro con un paio di chili di pesche fresche ;
ora il sentiero diventa vero sentiero, segnato bene e, purtroppo molto frequentato visto la vicinanza del passo dove transita la provinciale.
Giusto per non perdere l’abitudine nei pressi del lago Montalon costeggiamo il lago e saliamo alla forcella Pala del Becco (2250m) e ridiscendiamo sul versante nord;


Costeggiamo infine il lago delle Buse e, dopo un ultima rampa arriviamo al passo Manghen alle 14.30.
Qui incontriamo anche Mici e Ro76xxx; poi dopo un po’ arriva anche Papalla con scorta di strudel e focaccia Mochena (solo per quella rifarei tutto di corsa).



Appendice …. Quando le persone sono giuste…


Mi è capitato di andare in montagna con molte persone, qualche volta ho anche rimpianto di non essere solo, poi ho sempre scelto di girare da solo o al massimo in tre.
Devo dire che non mi era mai capitato di trovare un gruppo che, seppure semisconosciuto, disomogeneo per età, provenienza, abitudini, allenamento, fosse così disposto a condividere fatica, gioia, freddo, stupore.
Ho visto negli occhi dei miei compagni la passione vera, la voglia di mettersi alla prova, la coscienza che nonostante tutto siamo piccoli e indifesi di fronte a questa natura; Ognuno di noi era solo con se stesso, ognuno con le proprie paure, i propri dubbi; e trovava nel gruppo un supporto perché nessuno poteva barare.
E’ stata un esperienza che rifarei volentieri anche domani se si presentasse di nuovo l’occasione. (a dire il vero ho ancora qualche problema alla caviglia … (no son miga de fer!) "

Altri commenti alla Translagorai 2008 :

"ho già dimenticato parecchi dei nomi dei posti attraversati. Ma non potrò mai dimenticare cosa sono stati questi 4 giorni in Lagorai...un condensato di sensazioni ed emozioni incredibile:quasi un'intera vita!
Entusiasmo, delusione, ansia, paura, stupore, gioia, allegria, affetto, amicizia, preoccupazione, dolore...e la soddisfazione di esserci riusciti tutti insieme!
Un grazie sincero a tutti per la passione e la determinazione dimostrata...mi avete dato il coraggio di rischiare, la forza per continuare e una voglia grandissima di mettermi ancora alla prova!"

" (...) ho iniziato questa avventura il primo giorno senza sapere bene a cosa andavo incontro: volevo tramonti, luna, laghetti, mi sono trovato davanti il deserto, un deserto fatto di sassi grandi come case e una desolazione senza confine. In questa desolazione ogni passo verso l'alto diventava una discesa verso la disillusione, in uno stato d'animo sempre più cupo e in una condizione fisica sempre più inadeguata col fiatone che mi impediva di tener dritta la schiena e lo zaino come un macigno a distruggermi le spalle.

Ho visto i miei compagni viaggiare e salire davanti a me, silenziosi, come formiche tra i sassi ed io a chiedermi da quale motore fossero spinti a camminare così, senza fermarsi mai, per ore ed ore. Ma non ho trovato risposta.

Passo dopo passo arrancando dietro di loro su infiniti sali scendi di macigni e terra franosa con niente all'orizzonte se non ancora sassi e ancora terra ho misurato il vuoto dentro di me e l'ho trovato ancor più smisurato della desolazione stessa che ci circondava: nessun pensiero o sicurezza in me che potesse darmi conforto e spingermi a fare un passo in più; nessuna pretesa di vittoria o prestazione da realizzare, nessuna potenza o ambizione, se non quella di non staccarmi troppo da loro e restare inghiottito nel niente: in altre parole, solo paura.

La discesa al Cauriol mi ha spezzato le gambe ma ancora di più la testa: senza più risorse sono stato sul punto di rinunciare, ma proprio in quel momento un mio compagno si è infortunato, e vedere i suoi occhi lucidi per essere costretto all'abbandono mi ha fatto sentire piccolo e , in effetti, inutile. alla montagna o ancor di più, a me stesso; e mi sono vergognato.

Siamo risaliti al passo Sadole con un vento gelido a farci male e una pioggia che minacciava di arrivare: sghiry mi ha parlato della volontà, e di come farsi condurre da essa dosando i passi, e i pensieri. Mi sono abbandonato alla montagna e ho fatto ogni passo 'come se fosse l'ultimo' .. non so ancora come ce l'ho fatta...

Il giorno seguente tra il passo della litegosa e la forcella lagorai centinaia di torrette e fortificazioni diroccate si perdevano in un orizzonte di sassi, col sentiero che diventava un corridoio tra una postazione e l'altra: e tutto intorno mura diroccate, cartuccere, lattine, resti di pavimentazione e travi...e silenzio..col vento a suonare il suo requiem .. la visione della morte era dappertutto ,ma forse mai come in quel momento ho sentito di essere vivente e di essere fortunato.

Abbiamo raggiunto il lago delle stellune dopo una infinita serie di forcelle; le valli intorno non più piene di ghiaioni ma diventate adesso di un verde accecante e alberi al posto dei sassi.. col cuore in gola siamo scesi quasi alla riva e per la prima volta abbiamo mangiato e riso ,visto una luna come da cartolina , e mi sono lavato i capelli. Per la prima volta mi sono sentito felice.
Il mattino seguente strach vestito di rosso accucciato come un folletto su un sasso ci aspettava per guidarci fuori da quel purgatorio..

Siamo arrivati al manghen e vedendo un tratto di asfalto qualcuno ha detto 'adesso si torna alla normalità'... "No, i normali .. siamo noi" dice nantes. E forse è proprio vero.. (...)
Grazie a tutti i miei compagni che senza insegnarmi niente mi hanno fatto imparare molto... i migliori compagni di viaggio che potessi immaginare!!"


"(...) Esperienza fantastica, davvero… sono forse rimasta un po’ “delusa” dal paesaggio, trooooppe pietre! Ma a dir poco un miliardo di altre cose hanno ricompensato questa “mancanza” e cmq e’ sempre pur stato vedere qualcosa di unico e per quest’ultimo motivo prezioso…. (...)
E’ davvero difficile trovare un gruppo di persone che possa convivere insieme senza la minima discussione, ma solo ridendo e scherzando (alle volte non ci riesco con chi conosco da una vita!!).
Con qualcuno poi il rapporto e’ diventato ancora piu’ intimo. Io continuo a ringraziare Dio perche’ quanto ci circonda ce lo ha donato Lui e soprattutto ci ha donato la possibilita’ di poterlo fare… appena arrivata al Manghen mi sono seduta, mi sono girata e ho visto una ragazza giovane sulla sedia a rotelle… ho detto tutto… Piu’ uno ha ricevuto e piu’ e’ chiamato a donare…
Ma non voglio dilungarmi su questo aspetto, so che i piu’ non credono e percio’ su questi discorsi si fanno quattro risate… mi dispiace per loro.

Vorrei ringraziare tutti perche’ mi avete regalato un’esperienza che portero’ per sempre nel cuore, che raccontero’ ai miei figli (forse… ).

Avevo molta paura prima di iniziare l’avventura, ero preoccupata per la mia forza fisica, perche’ alcune persone le conoscevo appena mentre altre erano addirittura sconosciute!
Ma con tutti e’ stato piacevole parlare, ridere e dimenticare anche solo per 5 minuti cosa mi aspetta… perche’ questa sera si ritorna e tutto e’ finito.
Grazie a Nantes, che e’ il boss dei monti e delle mitiche 4 ore!
Grazie ad Elisabetta che mi ha dato il cremone per i miei zampini sofferenti…
Grazie a Lorena che ne sperava certe da coricarsi per terra!!!
Grazie a Papalla che e’stato super come sempre ed era tecnologicamente in grado di portarci sulla luna!
Grazie ad Emiliano perche’ e’ stato un signore e mi ha fatto fare un casino di risate! (sono ancora in debito di una barretta, forse un giorno riusciro’ a sdebitarmi)
Grazie a Sghiry che come sempre si darebbe tutta (oddio… per me speriamo non proprio tutta tutta –una vaccata ci stava eheheh-) per gli altri…
Grazie ad Ale che ancora di piu’ mi ha fatto capire che alle volte e’ solo una questione di testa…
Sento qualcosa di fermo e accartocciato proprio li’… fermo tra lo stomaco ed il cuore…

Non sto piangendo sui tempi andati o sulle solite storie, perche’ e’ stupido far del casino sul ricordo o su qualche canzone. Non voltarti ti prego nessun rimpianto per quello che e’ stato. Che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano…"