mercoledì 10 giugno 2015

Monti della Calvana: La Retaia, Cantagrilli , Monte Maggiore




Partiamo da Canneto , un antico borgo cinquecentesco situato a circa 4Km da Prato , sulle pendici occidentali della Calvana che sovrastano il fiume Bisenzio all'ingresso dell'omonima valle.

Canneto é facilmente raggiungibile per i pratesi da Viale Borgo Valsugana, proseguendo in Via del Palco e poi su Via di Canneto,  in direzione Canneto, sempre costeggiando la ferrovia. La strada in alcuni punti é abbastanza stretta e si incrociano pedoni e ciclisti soprattutto nei giorni di festa quindi massima prudenza. Prima di arrivare al borgo, conviene lasciare la macchina in una piccola area di parcheggio ombreggiata dai cipressi, esattamente davanti al cancello di ingresso di Villa Rucellai. Tornando sui nostri passi infatti, sulla sinistra (o sulla destra venendo da Prato) vedremo una strada bianca indicata nella cartografia  come Via Valdona in cui ha inizio il sentiero CAI 28 che andremo ad imboccare.

(Alternativa più comoda come strada e come parcheggio è lasciare la macchina dall'altro lato del fiume Bisenzio, nel parcheggio al termine di Via Guado a Santa Lucia . Si attraversa quindi il fiume su ponticino pedonale, poi si percorre il sottopasso della galleria e quindi si gira a sinistra su breve tratto asfaltato che ci conduce all'incrocio da cui inizia il sentiero CAI 28 )

Dopo neanche cinque minuti di salita piuttosto ripida , passate alcune abitazioni, entriamo nel bosco ed arriviamo al Crocevia .

 

Da qui possiamo salire sulla Calvana o tramite il sentiero 40 che lentamente ci porterá al Crocicchio di Valibona (circa 2 ore di cammino, percorso giá fatto in passato di cui potete leggere QUI) , oppure , cosa che faremo oggi, continuare sul sentiero 28 per salire a Casa Bastone (476m)  e da li raggiungere velocemente i prati della Retaia.


Il sentiero 28 per Casa Bastone non ha difficoltá tecniche ma occorre tenere presente che sale 400 metri di dislivello che mettono subito a dura prova le gambe. Ogni tanto possiamo pure fermarci a godere del panorama di Prato che lentamente si sta formando alle nostre spalle .


In circa 45 minuti di cammino usciamo dal bosco e arriviamo ad una radura in cui troviamo Casa Bastone (470m) , un'antica casa colonica da cui si può godere di un panorama magnifico di tutta la piana pratese. Nei dintorni della casa si possono ammirare un monumentale tronco di quercia ed un'antica cisterna in pietra.


L'edificio è di proprietà della Cassa di Risparmio di Prato ed è gestito dalla sezione pratese del CAI. Solitamente é chiuso , ma adiacente alla casa, con ingresso posizionato sul retro, c'é un piccolo riparo sempre aperto con camino, tavoli ed anche qualche libro in cui é possibile rifugiarsi in caso di maltempo.

Da Casa Bastone proseguiamo sempre in salita sul 28 in direzione Cavagliano: la strada adesso esce dal bosco , si fa piú larga e in pochi minuti di salita arriviamo alla selletta tra Poggio Camerella, alla nostra desta, e la Retaia, alla nostra sinistra : siamo circa a quota 520m immersi nei bellissimi prati di ginestre . 


 

Pochi metri sotto di noi a circa dieci minuti di cammino, sul lato di Calvana affacciato sulla Val Marina e Travalle, c'é l'antico borgo di Cavagliano , 479m , con i ruderi della cinquecentesca Chiesa di San Biagio che meriterebbe di essere visitato...   Noi invece, ripreso fiato,  ci dirigiamo subito verso la sommitá della Retaia (772m) . 
I  circa 250 metri di dislivello, fatti sotto il sole, sono abbastanza stancanti , ma si viene ripagati dalla bellezza del paesaggio circostante: qualche roverella a gettare un pó d'ombra, fiori e giunchiglie ovunque, prati verdi che sembrano sconfinare nel cielo. Alla nostra sinistra, salendo, Prato e la Valle del Bisenzio, alla nostra destra Firenze e Monte Morello... alle nostre spalle le propaggini meridionali della Calvana con le antenne di Poggio Castiglioni...davvero uno spettacolo meraviglioso... a poco piu di un'ora di distanza dal traffico pratese.





Poco prima della vetta, troviamo la croce della Retaia, curiosamente addobbata con uno striscione. Scopriremo poi che si tratta di un saluto rivolto da amici e conoscenti al giovane pratese Francesco Possenti recentemente scomparso e conosciuto come "Il Posse".


Proseguiamo fino alla vetta della Retaia per le foto di rito alla piana pratese : da qui in poi il percorso sará praticamente tutto in piano, o in discesa .



Dalla Retaia il sentiero 20 prosegue in facile saliscendi sul crinale fino a Poggio Cocolla (807m) da cui abbiamo una bella visuale della cima della Retaia alle nostre spalle e , guardando verso est, di Monte Morello e della piana fiorentina:




Da Poggio Cocolla puntiamo verso la cima del Cantagrilli su terreno ormai pianeggiante e praticamente privo di vegetazione se non di tipo arbustivo . E' una piacevole passeggiata sotto il sole, accompagnata dal ritmico cantare dei grilli, durante la quale incontriamo un branco di cavalli allo stato brado a pascolo sui prati....
... e dopo poco anche una mandria di bovini probabilmente di razza "Calvanina" 
 


Infine arriviamo alla croce di ferro del Cantagrilli (807m), l'elevazione più alta di questo ultimo tratto di dorsale della Calvana,  affollata da escursionisti (essendo il giorno festivo) intenti a consumare il pranzo. Intorno a noi un panorama vastissimo e mozzafiato , praticamente circolare, con l'Autostrada del Sole, Monte Morello e i borghi di Travalle, La Chiusa e Carraia sotto di noi :








Dopo un veloce pasto, continuiamo sul sentiero 20 e scendiamo dal Cantagrilli procedendo in discesa verso il Crocicchio di Valibona . Davanti a noi abbiamo le vetta del Monte Cagnani (752m)  e , più a destra, quella del Monte Maggiore (916m)


Occorre prestare attenzione in questo facile tratto perchè il sentiero 20 è poco segnato e l'alta vegetazione non aiuta. Inoltre ci sono numerosi sentieri e stradine secondarie che conducono verso ovest, nella conca con il laghetto delle Selve o alla Grotta dei Cocci .


Arrivati al Crocicchio di Valibona, in cui si incrocia , tra l'altro,  il sentiero 40 proveniente da Filettole, facciamo una veloce deviazione per il borgo di Valibona, raggiungibile in pochi minuti seguendo la strada bianca.




Raggiungiamo la lapide commemorativa degli eventi del 3 Gennaio 1944 , primo esempio di Resistenza militare in Toscana combattuta tra la formazione partigiana dei "Lupi neri" ed reparti repubblicani di Prato, la milizia volontaria Ettore Muti, i fascisti ed i carabinieri dei Comuni limitrofi.

"la Formazione partigiana comandata da Lanciotto Ballerini era impegnata in uno spostamento strategico verso i Faggi di Javello per coordinarsi con due squadre partigiane della Val di Bisenzio di Prato e tenere collegamenti con i gruppi partigiani presenti nelle montagne dell'Appennino Pistoiese
Negli ultimi giorni del 1943 una parte dei suoi uomini fu protagonista di una piccola scaramuccia con alcuni militi fascisti in località Cornocchio, in seguito alla quale le autorità repubblichine pratesi decisero una spedizione punitiva in forze (150/200 uomini).
La mattina del 3 gennaio 1944 i fascisti, che erano riusciti dopo vane ricerche a trovare una guida (un guardiacaccia di una fattoria di Vaiano) attaccarono di sorpresa i partigiani rifugiati in un fienile. Lanciotto Ballerini si rese subito conto che l'unica soluzione possibile era rompere l'accerchiamento e tentare una manovra di sganciamento con una sortita e diede l'ordine di attacco.
La battaglia, che vide una grande dimostrazione di valore da parte dei partigiani, durò tre ore e raggiunse il suo scopo, dato che una larga parte del gruppo riuscì a sfuggire all'assedio ed a infliggere serie perdite al nemico.
Nelle file partigiane si contarono tre morti: Lanciotto Ballerini, morto nell'aprire la strada ai compagni; Luigi Giuseppe Ventroni, morto carbonizzato nel fienile a cui era stato dato fuoco e Vladimiro, catturato e ucciso con un colpo alla testa. Furono fatti prigionieri Benito Guzzon, Tommaso Bertovich, Corrado Conti, Mario Ori e Loreno Barinci che furono oggetto di sevizie particolarmente efferate.
Dall'altra parte si contarono 6 morti tra cui il capo della spedizione Duilio Sanesi e Alfredo Pierantozzi, maresciallo dei carabinieri di Calenzano (quasi sicuramente ucciso dai fascisti) e circa 12 feriti."


Tornati  sui nostri passi fino al Crocicchio, riprendiamo il sentiero 20 in direzione Foce ai Cerri che raggiungiamo facilmente dopo meno di mezz'ora di leggera salita .
 

Da qui proseguiamo per un brevissimo tratto su strada bianca e dopo pochi metri la lasciamo per imboccare la deviazione che in poco meno di un'ora sale verso il Monte Maggiore sempre sul sentiero CAI 20:

Sentiero CAI 20: salita verso il Monte Maggiore

La salita tra le ginestre e altra vegetazione acrbustiva procede sotto il sole per cui è abbastanza sconsigliato farla d'estate o comunque nelle ore più calde del giorno


In prossimità della cima i rimboschimenti di conifere danno un pò di sollievo dalla calura e anche se il sentiero passa in pieno sole è possibile deviare ai margini del bosco
 

Infine, arrivati sulla cima (916m) , siamo accolti da un nutrito gruppo di bovini che ci guarda incuriosito e soprattutto ancora da tantissimi cavalli!
Visuale spettacolare su tutta la parte nord della Calvana e sulla Valle del Bisenzio (anche se il panorama non è spettacolare come sul Cantagrilli) e pratino "all'inglese" su cui bivaccare un pò (purtroppo sotto il sole, perchè la cima è completamente spoglia di vegetazione)





Per il ritorno procediamo a ritroso verso Foce ai Cerri, e da li torniamo a valle tramite il sentiero 42 che ci condurrà intorno al Monte Cagnani (sul suo lato nord) e poi giù lungo la collina di San Leonardo fino a borgo omonimo.

Il sentiero procede nel bel bosco di abeti e faggi senza difficoltà, ma chi non è esperto dovrebbe fare attenzione ad alcuni brevi passaggi iniziali sulla costa nord del Monte Cagnani leggermente esposti per l'elevata pendenza del terreno e l'incuria del sentiero, in cui è facile scivolare. Dotarsi di bastone!

Sentiero CAI 42 intorno al Monte Cagnani

Dopo circa un ora e mezzo di discesa, che nell'ultimo tratto si fa più ripida e sassosa,  raggiungiamo il Borgo di San Leonardo in Collina : un borghetto di modeste dimensioni situato su un poggetto a mezza costa della Collina di San Leonardo, a dominare la sottostante strada regionale (325) e a fronteggiare il Monte Le Coste.   Attualmente è in corso un intervento di recupero in particolar modo della Chiesa.  
Vicino allo sbocco del sentiero 42 c'è una piccola fonte d'acqua (l'unica che abbiamo trovato nel nostro percorso) e  anche se non ci sono indicazioni sulla sua potabilità, sembra pulita.

Arrivo a San Leonardo dal sentiero CAI 42
A San Leonardo procediamo sulla destra, e scendiamo - dopo brevissima salita - nella valle del Bisenzio,  procedendo  per poche decine di metri su strada bianca fino ad un incrocio in cui svolteremo a sinistra su  strada asfaltata.   Questo breve tratto di asfalto ci conduce quasi  subito ad un parcheggio antistante una colonica ristrutturata. Da un lato del parcheggio, non indicato e poco visibile, riprendiamo il sentiero vero e proprio che scende ripido su una mulattiera molto sassosa e che ci condurrà di nuovo a Canneto.

(In alternativa, per evitare il sole ed il tratto di asfalto e "civilizzazione",  da San Leonardo possiamo procedere a sinistra, e scendere su strada bianca al guado sul Rio Buti tramite il sentiero CAI 24, attraversarlo, e quindi ricongiungerci tramite leggera salita al sentiero 40 che attraversa il bosco e da li ritornare al Crocicchio e a Canneto)

Guado sul Rio Buti sul sentiero CAI  24



Distanza percorsa: circa 21 Km
Dislivello cumulato : circa 1200m
Tempo di percorrenza (comprese pause): circa 8h 30'

 


lunedì 2 agosto 2010

Val d'Aosta - Colle della Seigne




Si parte dopo aver lasciato l'auto presso la sbarra in località La Visaille (1670 m) , raggiungibile dopo aver risalito tutta la Val Veny da Courmayer.

Oltrepassata la sbarra, si imbocca una facile strada asfaltata di origine militare chiusa ai mezzi non autorizzati che ci condurrà in circa 40 minuti di facile passeggiata senza difficoltà alcuna presso il Lago di Combal (1957 m) e precisamente fino al ponte sulla Dora di Veny (1959m) , il torrente emissario del lago.

Il 'lago' di Combal non ha l'aspetto di un vero e proprio lago, ma piuttosto di un acquitrinio, una torbiera, di dimensione variabile a seconda del periodo dell'anno. In esso vanno a confluire le acque di fusione dei ghiacciai alla nostra destra: quelle del Miage dal caratteristico colore azzurro lattiginoso, satura di limo e altri detriti sabbiosi, quella dei ghiacciai della Lex Blanche della Estellette, e le acque più chiare, proveniente dal torrentello che origina dal Colle della Seigne.

Mi piacerebbe vedere il Lago del Miage, situato proprio sopra di noi, sul bordo dell'enorme morena dall'inconfondibile forma a ferro di cavallo che ci sovrasta, e di cui mi vengono raccontati alcuni aneddoti paurosi di turisti travolti dalle onde causate dalla caduta dei ghiacci... ma per raggiungerlo si deve risalire la morena e deviare un pò dal nostro percorso, e la giornata fredda e nuvolosa minaccia pioggia imminente e ci consiglia di continuare senza indugi verso il rifugio.


Dopo aver attraversato il ponte si prosegue quindi sulla larga strada militare sterrata che attraversa pianoro dove si cammina sempre circondati da una vasta zona paludosa, molto affascinante e caratteristica.
Davanti a noi , in lontananza verso il confine, l'inconfondibile sagoma delle Piramidi Calcaree, dal profilo irregolare e dal colore chiaro, così differente dal grigiore del granito circostante.

Al termine del lungo rettilineo la strada principale inizia a salire con dolci tornanti, e dopo poche decine di minuti siamo sotto il rifugio Elisabetta Soldini.
Intorno a noi i segni della storia che ha segnato in maniera indelebile questi luoghi: resti di una caserma abbandonata, bunker e depositi scavati nel terreno, e quella che sembra essere stata una stalla per gli animali. Questo luogo di confine fu teatro nei secoli di diversi conflitti, dall'invasione francese del 1691 ad opera delle truppe del Re Sole, all'ultimo del giugno 1940 quando le truppe italiane decise a sfondare il confine francese furono colte da una tormenta inaspettata rendendo difficoltosa l'avanzata e brutali le perdite (leggere a tal proposito "L'Ultima Partita a Carte" di Mario Rigoni Stern, che partecipò a tale battaglia)
Fatti pochi passi si arriva al rifugio (2197m), dopo circa 2h dalla partenza : ammiriamo per un pò il grandioso spettacolo alle nostre spalle,
la valle appena attraversata, il Monte Bianco... è incredibile come in questa zona si abbia , in questo periodo dell'anno, una coesistenza così spontanea di colorazioni così diverse: il bianco dei ghiacci, il rosso e il giallo dei fiori, il verde dei prati, l'arancione ed il grigio delle rocce granitiche , l'azzurro del cielo..
Un vento gelido proveniente dal ghiacciaio ci sferza il volto riportandoci a pensieri più terra terra: abbiamo fame! Entriamo per scaldarci un pò e per mangiare qualcosa.
Il rifugio è abbastanza affollato, soprattutto da turisti stranieri, ma troviamo posto sia per un caffè ed un birra che per un veloce pasto a base di polenta valdostana arricchita di funghi, carne di manzo, e ovviamente tanta e buona fontina.
Una volta rifocillati, decidiamo di proseguire verso il confine italo-francese, distante circa 3Km dal rifugio.
Imbocchiamo il sentiero dietro al rifugio che si ricollega in pochissimi minuti alla strada militare che risale il Vallone de la Lex Blanche fino al passo, costeggiando il lato sud delle Piramidi Calcaree.
Il tempo è finalmente migliorato, la strada procede inzialmente con moderato dislivello e osservare le ripide e verdi pareti delle montagne al di là del vallone (tutte cime intorno ai 2700-2800m), è un vero spettacolo
Raggiungiamo una casermetta ristrutturata, probabilmente un avamposto utilizzato per il controllo del confine, ed oggi adibito a spazio espositivo sulla ambiente naturale del Monte Bianco (E' anche disponibile una webcam a questo indirizzo http://www.espace-mont-blanc.com/it/webcam-casermetta-col-de-la-seigne.aspx [edit 27-05-2015 link non piu funzionante] ).
In questo punto la strada militare sembra interrompersi, ed il sentiero inizia a salire con più decisione verso il passo.
E' evidente, dalla scarsa vegetazione, dal terreno franoso e con i solchi delle acque di scioglimento della neve, che questa zona è innevata , e di conseguenza irraggiungibile, per la maggior parte dell'anno.
Con un ultimo sforzo arriviamo in vasto pianoro terroso (2514m), con un cumulo di pietre posto a segno di confine:
La cima della Seigne (2956m) è alla nostra sinistra, i monti del Glaciers e i ghiacciai della Seigne e dell'Estellette alla nostra destra, e davanti a noi , la valle des Chapieux e la Savoia Francese: ci siamo!
La soddisfazione è tanta. Ci riposiamo un attimo, siamo stanchi anche perchè non abbiamo riposato per niente dopo il pranzo. Scattiamo le foto di rito, poi il vento gelido ed il brutto tempo che vediamo arrivare da sud ci spingono ad affrettare il ritorno verso casa.
Durante il rientro, una marmotta si avvicina e ci saluta, lasciandosi avvicinare più di quanto mi era mai capitato!

Percorso: La Visaille, Courmayeur, AO (1670m) - Rifugio Elisabetta Soldini (2197m) - Col de la Seigne (2514m) + ritorno.
Lunghezza: 20Km (a+r) in linea d'aria
Dislivello: 850m
Durata: 7h30' ore comprensive di soste, pasto al rifugio, etc etc. Effettive circa 6h.
Note: percorso da effettuare in estate,  lungo ma senza difficoltà tecniche particolari, condotto quasi  tutto su larga strada militare. A causa del freddo e delle condizioni meteo facilmente mutevoli vicino al Col de la Seigne, sono consigliati: impermeabile, giacca antivento e maglione .



lunedì 24 agosto 2009

Ancora Stellune, Lagorai

Altro breve giro di due giorni nel Lagorai, ancora nella stessa zona descritta nell'itinerario già fatto tempo fa, a cui rimando chi volesse leggere i dettagli.

Stavolta la partenza a causa del parcheggio introvabile dovuto alle moto e alle auto che invadevano il passo, è avvenuta da Malga Cadinello Alta (1824m), poco sotto il Passo del Manghen, nel versante della Val di Fiemme. Ho raggiunto in un 40' circa il Lago delle Buse (2060m) mediante il sentiero 361, che sale dolcemente sul versante sud della Costa Onicheli .

Rispetto al 322A che parte dal Passo del Manghen a quota 2020m il dislivello è maggiore, ma il tracciato (che è una mulattiera di origine militare) molto più agevole, privo di sassaie e di faticosi (al ritorno!) sali-scendi .. E poi è abbellito da tanti larici e abeti e da una fonte di acqua fresca.

Al Lago delle Buse, solite marmotte e quella che mi è sembrata essere una donnola che si aggirava tra i sassi (non sapevo vivessero anche a 2000m!) :


Intorno al lago delle Stellune pascolavano tantissime vacche un agitate (probabilmente per la giovane età) e con una curiosità incontenibile verso la tenda e la mia presenza : una vedendomi uscire dalla tenda si è spaventata da sola e scappando ha strappato un tirante :(

Certo che trovo abbastanza curioso che si consenta di lasciare un mandria abbandonata a se stessa per 2 giorni e per 2 notti intere (almeno..) anche sotto i temporali (ne son venuti due questi giorni) .. e senza l'ombra di un pastore che di notte le riporti in una delle tante malghe presenti in zona (Malga Stellune, Malga Cazzorga...).


La seconda sera ho visto scatenarsi in lontananza un temporale con tuoni e fulmini che si avvicinavano paurosamente. Nonostante avessi la tenda, la vista dei fulmini (di cui ho abbastanza paura) mi ha fatto pensare che era meglio scendere un a valle per passare la notte al chiuso. Ho rifatto lo zaino, lasciato la tenda montata con l'idea di smontarla con calma il mattino seguente, e con la torcia alla mano, mi sono diretto sul sentiero 318 in direzione Malga Cazzorga.

Era buio pesto e la torcia troppo piccola per illuminare bene il sentiero, e appena giunto dopo circa 20 minuti in vista della Malga Stellune, che sapevo essere abbandonata, ho deciso di cercare riparo lì anziché proseguire.
La Malga vera è propria è chiusa e non è altro che un enorme stallone ormai vuoto e puzzolente, col pavimento di terra e fango, ma la copertura e le pareti ancora in ottimo stato. Il Baito vicino alla Malga era invece aperto, e anche se molto spartano, mi è sembrato che i pietroni della struttura ed il solido legno del tetto , nonostante i numerosi spifferi dovuti agli infissi ormai sfasciati, fossero sicuramente più sicuri della mia piccola tenda in balia della tempesta.

All'interno su una trave c'era una targa datata 1973, che spiega come quel luogo fosse destinato al ricovero in quota dei pastori: all'interno, coperti di polvere, una vecchia e sporca stufa, un focolare, tavole di legno per terra , una mensola con del riso in busta scaduto da anni, due ceppi per sedersi...chissà da quanto tempo nessuno mette piede qui dentro..


L'ora tarda, il buio, e la tempesta che sta iniziando mi impediscono di sistemarmi meglio per la notte: ho sete ma preferisco non uscire, accendo una candela, stendo la mantella di nylon sugli assi per isolarmi un pò dall'umido (ho dimenticato il materassino nella tenda!) ci metto sopra il sacco a pelo e provo a rilassarmi un prima di dormire.




Al mattino seguente, incontro una guardia forestale che scende giù dal Cimon di Busa Grana : è un bell'uomo di mezza età, col volto reso ruvido dal sole e dal freddo patiti in chissà quante uscite, e sembra incuriosito quando si accorge che lo saluto dal Baito sottostante al sentiero.
Gli racconto e mi fa notare come il riparo che avevo scelto era secondo lui ben più pericoloso della mia tenda: due grossi abeti subito accanto alla porta (che non avevo notato la notte precedente...) avrebbero potuto attirare i fulmini, e anche il tetto non era poi così solido, senza contare le numerose aperture dalle quale sarebbe potuto entrare un fulmine, attirato dalle correnti d'aria .. insomma, secondo lui avevo fatto male a lasciare la tenda... chissà.. :?: