lunedì 2 agosto 2010

Val d'Aosta - Colle della Seigne




Si parte dopo aver lasciato l'auto presso la sbarra in località La Visaille (1670 m) , raggiungibile dopo aver risalito tutta la Val Veny da Courmayer.

Oltrepassata la sbarra, si imbocca una facile strada asfaltata di origine militare chiusa ai mezzi non autorizzati che ci condurrà in circa 40 minuti di facile passeggiata senza difficoltà alcuna presso il Lago di Combal (1957 m) e precisamente fino al ponte sulla Dora di Veny (1959m) , il torrente emissario del lago.

Il 'lago' di Combal non ha l'aspetto di un vero e proprio lago, ma piuttosto di un acquitrinio, una torbiera, di dimensione variabile a seconda del periodo dell'anno. In esso vanno a confluire le acque di fusione dei ghiacciai alla nostra destra: quelle del Miage dal caratteristico colore azzurro lattiginoso, satura di limo e altri detriti sabbiosi, quella dei ghiacciai della Lex Blanche della Estellette, e le acque più chiare, proveniente dal torrentello che origina dal Colle della Seigne.

Mi piacerebbe vedere il Lago del Miage, situato proprio sopra di noi, sul bordo dell'enorme morena dall'inconfondibile forma a ferro di cavallo che ci sovrasta, e di cui mi vengono raccontati alcuni aneddoti paurosi di turisti travolti dalle onde causate dalla caduta dei ghiacci... ma per raggiungerlo si deve risalire la morena e deviare un pò dal nostro percorso, e la giornata fredda e nuvolosa minaccia pioggia imminente e ci consiglia di continuare senza indugi verso il rifugio.


Dopo aver attraversato il ponte si prosegue quindi sulla larga strada militare sterrata che attraversa pianoro dove si cammina sempre circondati da una vasta zona paludosa, molto affascinante e caratteristica.
Davanti a noi , in lontananza verso il confine, l'inconfondibile sagoma delle Piramidi Calcaree, dal profilo irregolare e dal colore chiaro, così differente dal grigiore del granito circostante.

Al termine del lungo rettilineo la strada principale inizia a salire con dolci tornanti, e dopo poche decine di minuti siamo sotto il rifugio Elisabetta Soldini.
Intorno a noi i segni della storia che ha segnato in maniera indelebile questi luoghi: resti di una caserma abbandonata, bunker e depositi scavati nel terreno, e quella che sembra essere stata una stalla per gli animali. Questo luogo di confine fu teatro nei secoli di diversi conflitti, dall'invasione francese del 1691 ad opera delle truppe del Re Sole, all'ultimo del giugno 1940 quando le truppe italiane decise a sfondare il confine francese furono colte da una tormenta inaspettata rendendo difficoltosa l'avanzata e brutali le perdite (leggere a tal proposito "L'Ultima Partita a Carte" di Mario Rigoni Stern, che partecipò a tale battaglia)
Fatti pochi passi si arriva al rifugio (2197m), dopo circa 2h dalla partenza : ammiriamo per un pò il grandioso spettacolo alle nostre spalle,
la valle appena attraversata, il Monte Bianco... è incredibile come in questa zona si abbia , in questo periodo dell'anno, una coesistenza così spontanea di colorazioni così diverse: il bianco dei ghiacci, il rosso e il giallo dei fiori, il verde dei prati, l'arancione ed il grigio delle rocce granitiche , l'azzurro del cielo..
Un vento gelido proveniente dal ghiacciaio ci sferza il volto riportandoci a pensieri più terra terra: abbiamo fame! Entriamo per scaldarci un pò e per mangiare qualcosa.
Il rifugio è abbastanza affollato, soprattutto da turisti stranieri, ma troviamo posto sia per un caffè ed un birra che per un veloce pasto a base di polenta valdostana arricchita di funghi, carne di manzo, e ovviamente tanta e buona fontina.
Una volta rifocillati, decidiamo di proseguire verso il confine italo-francese, distante circa 3Km dal rifugio.
Imbocchiamo il sentiero dietro al rifugio che si ricollega in pochissimi minuti alla strada militare che risale il Vallone de la Lex Blanche fino al passo, costeggiando il lato sud delle Piramidi Calcaree.
Il tempo è finalmente migliorato, la strada procede inzialmente con moderato dislivello e osservare le ripide e verdi pareti delle montagne al di là del vallone (tutte cime intorno ai 2700-2800m), è un vero spettacolo
Raggiungiamo una casermetta ristrutturata, probabilmente un avamposto utilizzato per il controllo del confine, ed oggi adibito a spazio espositivo sulla ambiente naturale del Monte Bianco (E' anche disponibile una webcam a questo indirizzo http://www.espace-mont-blanc.com/it/webcam-casermetta-col-de-la-seigne.aspx [edit 27-05-2015 link non piu funzionante] ).
In questo punto la strada militare sembra interrompersi, ed il sentiero inizia a salire con più decisione verso il passo.
E' evidente, dalla scarsa vegetazione, dal terreno franoso e con i solchi delle acque di scioglimento della neve, che questa zona è innevata , e di conseguenza irraggiungibile, per la maggior parte dell'anno.
Con un ultimo sforzo arriviamo in vasto pianoro terroso (2514m), con un cumulo di pietre posto a segno di confine:
La cima della Seigne (2956m) è alla nostra sinistra, i monti del Glaciers e i ghiacciai della Seigne e dell'Estellette alla nostra destra, e davanti a noi , la valle des Chapieux e la Savoia Francese: ci siamo!
La soddisfazione è tanta. Ci riposiamo un attimo, siamo stanchi anche perchè non abbiamo riposato per niente dopo il pranzo. Scattiamo le foto di rito, poi il vento gelido ed il brutto tempo che vediamo arrivare da sud ci spingono ad affrettare il ritorno verso casa.
Durante il rientro, una marmotta si avvicina e ci saluta, lasciandosi avvicinare più di quanto mi era mai capitato!

Percorso: La Visaille, Courmayeur, AO (1670m) - Rifugio Elisabetta Soldini (2197m) - Col de la Seigne (2514m) + ritorno.
Lunghezza: 20Km (a+r) in linea d'aria
Dislivello: 850m
Durata: 7h30' ore comprensive di soste, pasto al rifugio, etc etc. Effettive circa 6h.
Note: percorso da effettuare in estate,  lungo ma senza difficoltà tecniche particolari, condotto quasi  tutto su larga strada militare. A causa del freddo e delle condizioni meteo facilmente mutevoli vicino al Col de la Seigne, sono consigliati: impermeabile, giacca antivento e maglione .



lunedì 24 agosto 2009

Ancora Stellune, Lagorai

Altro breve giro di due giorni nel Lagorai, ancora nella stessa zona descritta nell'itinerario già fatto tempo fa, a cui rimando chi volesse leggere i dettagli.

Stavolta la partenza a causa del parcheggio introvabile dovuto alle moto e alle auto che invadevano il passo, è avvenuta da Malga Cadinello Alta (1824m), poco sotto il Passo del Manghen, nel versante della Val di Fiemme. Ho raggiunto in un 40' circa il Lago delle Buse (2060m) mediante il sentiero 361, che sale dolcemente sul versante sud della Costa Onicheli .

Rispetto al 322A che parte dal Passo del Manghen a quota 2020m il dislivello è maggiore, ma il tracciato (che è una mulattiera di origine militare) molto più agevole, privo di sassaie e di faticosi (al ritorno!) sali-scendi .. E poi è abbellito da tanti larici e abeti e da una fonte di acqua fresca.

Al Lago delle Buse, solite marmotte e quella che mi è sembrata essere una donnola che si aggirava tra i sassi (non sapevo vivessero anche a 2000m!) :


Intorno al lago delle Stellune pascolavano tantissime vacche un pò agitate (probabilmente per la giovane età) e con una curiosità incontenibile verso la tenda e la mia presenza : una vedendomi uscire dalla tenda si è spaventata da sola e scappando ha strappato un tirante :(

Certo che trovo abbastanza curioso che si consenta di lasciare un mandria abbandonata a se stessa per 2 giorni e per 2 notti intere (almeno..) anche sotto i temporali (ne son venuti due questi giorni) .. e senza l'ombra di un pastore che di notte le riporti in una delle tante malghe presenti in zona (Malga Stellune, Malga Cazzorga...).


La seconda sera ho visto scatenarsi in lontananza un temporale con tuoni e fulmini che si avvicinavano paurosamente. Nonostante avessi la tenda, la vista dei fulmini (di cui ho abbastanza paura) mi ha fatto pensare che era meglio scendere un pò a valle per passare la notte al chiuso. Ho rifatto lo zaino, lasciato la tenda montata con l'idea di smontarla con calma il mattino seguente, e con la torcia alla mano, mi sono diretto sul sentiero 318 in direzione Malga Cazzorga.

Era buio pesto e la torcia troppo piccola per illuminare bene il sentiero, e appena giunto dopo circa 20 minuti in vista della Malga Stellune, che sapevo essere abbandonata, ho deciso di cercare riparo lì anziché proseguire.
La Malga vera è propria è chiusa e non è altro che un enorme stallone ormai vuoto e puzzolente, col pavimento di terra e fango, ma la copertura e le pareti ancora in ottimo stato. Il Baito vicino alla Malga era invece aperto, e anche se molto spartano, mi è sembrato che i pietroni della struttura ed il solido legno del tetto , nonostante i numerosi spifferi dovuti agli infissi ormai sfasciati, fossero sicuramente più sicuri della mia piccola tenda in balia della tempesta.

All'interno su una trave c'era una targa datata 1973, che spiega come quel luogo fosse destinato al ricovero in quota dei pastori: all'interno, coperti di polvere, una vecchia e sporca stufa, un focolare, tavole di legno per terra , una mensola con del riso in busta scaduto da anni, due ceppi per sedersi...chissà da quanto tempo nessuno mette piede qui dentro..


L'ora tarda, il buio, e la tempesta che sta iniziando mi impediscono di sistemarmi meglio per la notte: ho sete ma preferisco non uscire, accendo una candela, stendo la mantella di nylon sugli assi per isolarmi un pò dall'umido (ho dimenticato il materassino nella tenda!) ci metto sopra il sacco a pelo e provo a rilassarmi un pò prima di dormire.




Al mattino seguente, incontro una guardia forestale che scende giù dal Cimon di Busa Grana : è un bell'uomo di mezza età, col volto reso ruvido dal sole e dal freddo patiti in chissà quante uscite, e sembra incuriosito quando si accorge che lo saluto dal Baito sottostante al sentiero.
Gli racconto e mi fa notare come il riparo che avevo scelto era secondo lui ben più pericoloso della mia tenda: due grossi abeti subito accanto alla porta (che non avevo notato la notte precedente...) avrebbero potuto attirare i fulmini, e anche il tetto non era poi così solido, senza contare le numerose aperture dalle quale sarebbe potuto entrare un fulmine, attirato dalle correnti d'aria .. insomma, secondo lui avevo fatto male a lasciare la tenda... chissà.. :?:

venerdì 7 agosto 2009

Recensione potabilizzatore portatile Katadyn Hiker


Attenzione:
prima di acquistare questo prodotto ti consiglio di leggere bene l'aggiornamento in fondo al post!!


L'uso di un sistema di depurazione dell'acqua si rende necessario quando ci dobbiamo approvvigionare di acqua da ruscelli, laghetti etc etc e non siamo sicuri al 100% della sua provenienza e del fatto che non abbia attraversato insediamenti umani o animali e sia quindi stata contaminata, tramite feci, da batteri più o meno pericolosi per l'uomo.
Le alternative a questo metodo sono quelle tradizionali della bollitura preventiva o l'uso di disinfettanti in busta da aggiungere all'acqua: questi metodi però non sempre si rivelano soddisfacenti in termini di perdita di tempo (l'acqua bollita non può immediatamente essere bevuta!) efficacia della riduzione della carica batterica, e qualità dell'acqua in termini di sapore ed odore (i disinfettanti chimici alterano e spesso peggiorano il sapore dell'acqua!)

I test dichiarati dalla Katadyn, indicano che utilizzando un filtro come l'Hiker si ottiene una riduzione della Klebsiella (un batterio molto aggressivo che può provocare varie infezioni lunghe da curare agli organi genitali) e di protozoi come la Giardia e il Cryptosporidium (parassiti intestinali che possono causare diarree acute e croniche anche molto gravi) del 99.9%, un risultato che mette quindi al riparo dalle infezioni più comuni.
E' importante sottolineare che i normali sistemi di filtraggio portatili agiscono esclusivamente sulla contaminazione batterica, mentre niente possono contro l'inquinamento di tipo chimico, inteso come metalli pesanti derivati ad esempio da scarichi industriali o da fertilizzanti , rifiuti o da altre fonti.
Il loro uso quindi garantisce di poter bere con tranquillità l'acqua solo nei casi in cui a monte non siano presenti industrie, zone agricole o comunque attività umane 'invadenti'.

Il Katadyn Hiker, disponibile sul mercato estero a partire da circa 50€ (come al solito in Italia , dove questi prodotti sono considerati attrezzatura esotica , a circa il doppio...) è un pratico depuratore di soli 310 grammi di peso ed un ingombro veramente ridotto: solo 16x8x6 centimetri!
Fa parte della linea 'Backcountry' della Katadyn, cioè di quei filtri adatti ad essere usati durante attività di campeggio, trekking etc in cui si ha necessità di filtrare acque di aspetto variabile dal 'chiaro' (ruscelli, etc etc) al saltuariamente torbido (pozze, laghetti..), per piccolo gruppi di persone.
Per utilizzi più impegnativi (acque sempre e comunque molto torbide, maggior numero di persone e quindi richiesta di maggior portata) esistono altri modelli della serie "Endurance" più costosi e ingombranti: alcuni addirittura con cartuccie-filtro praticamente eterne (si parla di 50.000 litri trattabili!)

L'Hiker è costituito semplicemente da una pompa ad azionamento manuale che tramite un tubo di immissione aspira l'acqua dalla sorgente contaminata , ne forza il passaggio attraverso una cartuccia-filtro sostituibile, per poi scaricarla nel tubo di emissione verso una borraccia, una camel bag o un qualsiasi contenitore.

La cartuccia è composta da fibre di vetro da 0,3 micron e carboni attivi che riducono il sapore sgradevole dell'acqua. Katdyn dichiara che un filtro ha la capacità di trattare, al massimo 750 litri d'acqua prima di dover essere sostituito : ma è evidente che questo dipende molto dalla qualità dell'acqua immessa. In ogni caso, un filtro di ricambio costa circa 18€ se preso all'estero (circa il doppio in Italia..) e sarebbe buona norma sostituirlo almeno ogni 2 anni, indipendentemente dalla quantità di acqua trattata.

Il modello "Hiker" consente di filtrare, con circa 48 azionamenti della maniglia, 1 litro d'acqua ... quindi la portata dichiarata di 1 litro al minuto è abbastanza realistica e più che sufficiente a procurarsi in poco tempo acqua bevibile per piccoli gruppi di 2 o 3 persone.

Il tubo di immissione, che si collega nella parte bassa del filtro, è munito all'altra estremità di un galleggiante regolabile : esso è necessario a tenere l'imbocco del tubo sempre "a pelo d'acqua" in modo che non vengano pompati all'interno del sistema i fanghi e la terra presenti sul fondo e garantendo quindi una minore usura del filtro.

Sempre sull'estremo del tubo di immissione è presente un peso di plastica con all'interno un prefiltro meccanico che tramite una griglia metallica evita l'ingresso di particelle macroscopiche (con dimensioni superiori ai 130 micron) che andrebbero a compromettere l'efficienza del filtro.
Il prefiltro può teoricamente essere tolto: in questo caso il pompaggio dell'acqua avviene con molta più velocità, ma quando l'acqua è torbida, ciò può compromettere la durata del filtro ed è in ogni caso sconsigliato dalla Katadyn ( su Youtube ci sono video di persone che con questa pratica hanno intasato il filtro in pochi istanti !! ).
Addirittura sul manuale di istruzioni si consiglia di potenziare il prefiltro, avvolgendolo in un panno in caso di acqua visibilmente sporca, proprio per evitare l'intasamento del filtro con particelle macroscopiche.

Al fine di scongiurare contaminazioni incrociate, è importante evitare sempre il contatto tra il tubo di immissione e quello di emissione: per questo motivo, una volta utilizzato il depuratore, essi andrebbero riposti in due buste separate (viene fornito un sacchetto sigillabile in cui riporre il tuo di uscita).

Nella confezione sono inclusi due adattatori da applicare al tubo di emissione : uno per collegarlo ad una camel bag e l'altro ad una borraccia. La forma svasata dell'adattatore consente l'uso con diversi tipi di borracce.

E' presente anche una confezione di lubrificante al silicone, da utilizzare qualora la manovella della pompa diventasse troppo dura da spingere , è un sacchetto di nylon per il trasporto di tutto il sistema.

Il Katadyn Hiker è costruito interamente di materiale plastico, (questo lo rende molto leggero e trasportabile) ma è veramente molto solido. Anche la maniglia di azionamento della pompa è ben resistente: inoltre sulle decine di recensioni disponibili in rete non ho mai sentito nessuno lamentarsi per la rottura di qualche componente.

Dai brevi test che ho fatto lo reputo un prodotto estremamente ben costruito e affidabile. Prossimamente metterò qualche dettaglio sulle prove pratiche che ho in mente di fare.

Aggiornamento 2/8/2010
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Purtroppo le mie considerazioni riguardo all'affidabilità di questo filtro non si sono rivelate del tutto esatte.
Pochi giorni fa infatti mentre scollegavo il tubo trasparente di ingresso dell'acqua dal filtro, tirandolo, si è rotto il componente di plastica di raccordo ... rendendo il potabilizzatore inutilizzabile :O

Evidentemente si tratta di un componente dimensionato male o comunque la plastica sottile del raccordo non è adatta a sopportare le ripetute sollecitazioni di trazione/compressione che si hanno quando si inserisce/scollega il tubo di ingresso dell'acqua.

Ho scritto all'assitenza Katadyn svizzera una email, chiedendo se fosse possibile una sostituzione della giuntura di plastica o una sostituzione dell'intero involucro ma tuttora, dopo alcuni giorni , non ho ancora ricevuto risposta...